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1^ Associazione Nazionale di Responsabili Tecnici
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estratto da "autopro" novembre 2002
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Revisioni: ora la crisi morde, ma poi passerà.

Nei primi mesi di quest'anno c'è stato un crollo delle attività delle officine. Ma già nel 2003…

Il numero delle revisioni sulle autovetture compiute nel 2002 dalle officine indipendenti è in caduta libera. Le cifre, elaborate dall'Osservatorio Autopromotec, parlano chiaro: nel primo semestre 2001 il numero delle revisioni è stato di 6.802.903. Nel primo semestre di quest'anno si è raggiunta la cifra complessiva di 4.901.822, con una contrazione del 28%. E' un dato, questo, che apre la porta a una serie di considerazioni sulle problematiche nuove e vecchie delle attività di revisione e delle relative “preparazioni agli esami” che vengono effettuati nelle quasi 5000 strutture indipendenti che operano nella nostra penisola. Mancano all'appello quasi 2 milioni di veicoli rispetto al 2001. E parliamo solo di auto. Di più, se si considera che quest'anno sono stati chiamati al controllo anche i ciclomotori il cui certificato è stato rilasciato entro il 31 dicembre 1993. L'obbligo, dunque, riguadagna circa 3 milioni di motocicli e 360 mila motocarri e motoveicoli per uso o trasporto speciale. E, stando larghi di manica, se si considera che almeno la metà di questi mezzi in dieci anni è stata demolita, si può ben vedere che le cifre della crisi si allargano.
La spiegazione di questo crollo è da ricercarsi nell'andamento altalenante rispetto al 1997, il così detto “anno zero” delle revisioni. Da allora, contando quattro anni per le auto nuove e due per la seconda visita, si vede che il 2002 è un anno di transizione, mentre il prossimo dovrebbe tornare favorevole. La diretta conseguenza del forte calo delle revisioni nei centri privati è che la media mensile dei controlli eseguiti per ciascuna officina è scesa dalle 247 unità del primo semestre 2001 alle 168 del corrispondente periodo del 2002.
Il fatturato medio mensile per officina si contrae così del 32%, passando dai 6378 euro del primo semestre dell'anno passato ai 4338 di quello in corso, una cifra assolutamente insufficiente a coprire i costi di personale e garantire una giusta redditività agli investimenti in impianti. Anche perché (e sono stati in molti a farlo) in previsione di un aumento del lavoro con l'apertura al mondo delle due ruote molti centri di revisione si sono dotati di impianti specifici, come i banchi di prova per il controllo della frenatura. Al calo del numero delle revisioni si aggiunge anche un altro problema: il compenso unitario stabilito per coprire il costo del servizio risulta completamente inadeguato. Si percepiscono soltanto 25,82 euro per un'operazione che dura circa mezz'ora e comporta la presenza del responsabile tecnico e di un operatore di linea; inoltre, sulla gestione delle attività gravano ammortamenti e spese generali. In poche parole, la sola attività di revisione non basta per fare quadrare i bilanci di un'azienda.

Competenze “scaricabarile”

Se si ascoltano i pareri di alcuni addetti ai lavori, sembra che una bella bastonata sia arrivata il 14 febbraio scorso, quando i rappresentati delle Province italiane, delle Regioni e del Governo si sono accordati per il passaggio delle amministrazioni provinciali di molte competenze di cui, precedentemente, si faceva carico lo Stato: tra queste, anche le revisioni degli autoveicoli. E qui iniziano i mugugni.
“Prima c'era più serietà”, è il parere di Antonio Musto di Milano, titolare di un centro di revisione , “ora invece per capire bene quali sono i criteri da rispettare bisogna fare il giro degli uffici in Provincia, dove è difficile trovare qualcuno che sappia qualcosa”. Con il passaggio alle Province delle competenze in materia sono stati stabiliti i criteri con cui i centri devono funzionare. Una delle prescrizioni è che il responsabile tecnico (colui che dichiara, sotto la sua responsabilità, che il veicolo ispezionato è in regola) possieda determinati requisiti, tra cui il superamento di un esame dopo un corso di formazione specifico. L'organizzazione di questi stage spetta alla Provincia, la quale deve però attenersi a indicazioni che dovrebbero arrivare dalla Motorizzazione. Sembra però che non in tutte le 4877 officine attualmente operanti in Italia (circa 300 in più rispetto al primo semestre 2001) il responsabile tecnico esista. Ma chi controlla l'operato del
responsabile tecnico? Ha fatto regolare corso? I dubbi in questo senso, sono tanti. “Nella nostra officina”, dice Natalino Marconi, responsabile tecnico dell'omonimo Centro di revisioni di San Bonifacio (Verona), “tutte le attrezzature sono sempre in continuo aggiornamento anche per offrire al cliente il massimo supporto possibile. Io ho fatto un corso che mi ha preparato a questo specifico compito di responsabilità, tanti anni fa. Non penso che dovrò sottopormi a un nuovo esame. Penso che sia giusto tener conto anche dell'esperienza acquisita in tanti anni di lavoro. E questa dovrebbe essere la regola per tutti”.

La prerevisione come salvezza

Per cercare di far quadrare i conti sono in molti a ricorrere alle attività di prerevisione, ovvero all'effetuazione delle riparazioni necessarie per mettere la vettura in grado di superare la revisione. Nel 2001 ha reso bene: il fatturato medio per officina è praticamente raddoppiato. La legge consente che questi, a spese del cliente, possano essere eseguiti direttamente dall'officina di revisione, ma l'Unione Europea con la direttiva 95/96 avverte che quando le strutture private eseguono riparazioni sulle auto da controllare gli Stati devono predisporre particolari controlli per evitare abusi. Già, ma quali? Sono in molti a chiedersi se il loro operato è sostanzialmente fuori legge, se non adeguatamente certificato. “L'attività di prerevisione è di routine, nel nostro lavoro”, spiega Federico Caselli, del Centro Revisioni Auto di Casalecchio (Bologna), “noi la eseguiamo sui veicoli dei nostri clienti abituali e al consigliamo anche a coloro che hanno vetture particolari. Non ho mai rilasciato però alcun documento, fattura a parte, che indichi che su una certa auto sono stati fatti lavori di prerevisione”.
Secondo altri il vero problema sta nel continuo proliferare di officine indipendenti. Il ministero dei Trasporti infatti continua a rilasciare autorizzazioni a tutti coloro che, in possesso dei requisiti richiesti, ne facciano domanda. Con il risultato che il numero delle officine di revisione è passato dalle 4586 unità del 30 giugno 2001 alle 4877 del 30 giugno scorso. “Con il numero dei centri autorizzati che continua a incrementarsi”, dice Renzo Servadei, segretario generale dell'Aica (Associazione italiana costruttori autoattrezzature), “e dato che il parco circolante non subisce sostanziali incrementi, il quantitativo di revisioni per centro non può che risentirne”. La previsione per il futuro appare comunque positiva. Nel 2003, secondo una stima elaborata da Autopromotec, si dovrebbe arrivare a 15 milioni e 400 mila mezzi sottoposti a revisione. “Questo è stato un anno di transizione”, spiega Michele Magliocca, responsabile del centro Pavese Parking, “il prossimo si revisionerà di più, sia perché le scadenze realive ai motoveicoli si regolarizzeranno, fornendo alle nostre officine un lavoro costante, sia perché la revisione entrerà sempre di più nella mentalità del guidatore, facendo si che sempre meno persone, come accaduto finora, si dimentichino della scadenza”.


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