La possibilità per tutti gli appassionati di omologare e, quindi, rendere legali le modifiche apportate alla propria auto,
sta per diventare una realtà
(tratto da Megatuning n. 76 di dicembre 2007)
Abbiamo ricevuto una e.mail di chiarimento dal presidente di un club dopo che aveva ricevuto, assieme ad alcune centinaia di suoi colleghi, una nostra comunicazione che informava gli stessi sull’approvazione avvenuta al Senato di un disegno di legge in cui è compreso un articolo che a nostro parere, se così definitivamente approvato, aprirebbe definitivamente la strada alla legalizzazione del mondo tuning. Siamo soddisfatti che ci sia finalmente un presidente che ci esprima le sue opinioni alle quali dare spazio, perché ci permette di confrontarci con gli appassionati e con le loro idee. Dalle sue poche righe abbiamo colto una sorta di scetticismo e di diffidenza nei confronti di quanto da noi comunicato e pubblicato poi sul nostro sito www.fits-it.org che di seguito richiamiamo.
I motivi possono essere molteplici e solo chi ci ha scritto li conosce nel suo intimo, ma noi siamo abituati più ad agire ed osservare poi i risultati, spesso tralasciando erroneamente una certa diplomazia di comunicazione che spesso non fa raccogliere consensi, cercheremo di migliorare.
Troviamo, però interessante, approfondire i quesiti posti, perché molto significativi e che riassumeremo in due domande fondamentali:
Il Ddl Approvato al Senato che modifica l’art.78 del CDS non vuol dire per forza regolamentare il tuning
Dall’invio della nostra comunicazione ai Club si sottintende il presupposto che il sottoscritto abbia contribuito in prima persona all’approvazione della norma, corrisponde al vero?
In merito al primo punto, secondo il nostro modesto parere è che per raggiungere il nostro obiettivo finale, cioè “consentire agli appassionati di personalizzare la propria auto con la certezza di poter ottenere una documentazione probante che gli permetta di circolare regolarmente nel rispetto delle vigenti norme senza più incorrere in inutili e logoranti verbali” sia necessario eseguire degli interventi legislativi che consentano di modificare gli attori per l’applicazione delle norme uscendo dall’attuale stato di paralisi del settore.
Sempre secondo la nostra opinione, il primo passo è di stabilire che tali operazioni di “omologazione” che oggi l’art. 78 CDS affida esclusivamente agli UMP (uffici provinciali della Motorizzazione) e ai Nulla Osta delle case costruttrici sia possibile ottenerla anche da terzi appositamente autorizzati, come succede nel restante 90% d’Europa. E mi pare che quanto riporta l’articolo del disegno di legge approvato: Il comma 2-bis inserito nel disegno di legge da mandato al Ministero dei trasporti di individuare, con un apposito decreto, le modifiche per i veicoli di massa complessiva fino a 3,5 t, esclusi i motoveicoli e i ciclomotori, che possono essere effettuate, in deroga alle disposizioni in materia, senza nulla osta della casa costruttrice e senza visita e prova, anche tramite la certificazione di enti o professionisti accreditati. Lo stesso decreto dovrà stabilire i requisiti per l’accreditamento, nonché le modalità e le condizioni per l’effettuazione delle modifiche”, crei questo presupposto. Senza questa modifica il Ministero dei Trasporti non potrebbe in nessun modo emettere poi un proprio decreto che permetta di autorizzare queste nuove procedure, che comunque sono esplicitamente indirizzate dal disposto del Ddl. Questo provvedimento è stato promosso dal Ministro Bianchi e non dal Ministro Bersani, pertanto, riservandosi di emanare lui stesso il successivo Decreto sull’argomento, è evidente che ha già le idee chiare su dove andare a parare. Certamente il secondo passo, altrettanto fondamentale, è quello di ottenere l’inserimento tra le possibili operazioni da effettuare secondo il disposto sopra riportato, anche e non solo quelle relative ai kit estetici e ai cerchi e pneumatici.
La nostra convinzione è dettata dai risultati. Già oggi, attraverso l’ente con cui ci onoriamo di collaborare, siamo stati in grado di dimostrare al Ministero dei Trasporti che è già per noi possibile aggiornare le carte di circolazione senza l’intervento degli UMP, avendo fatto pervenire sui tavoli ministeriali, tramite i canali istituzionali diverse nuove carte di circolazione da noi aggiornate con le modifiche richiamate. Da un punto di vista semplicemente tecnico burocratico il nostro vero obiettivo di legalizzare gli aggiornamenti delle modifiche alle auto “tuninzzate” è già stato quindi ampiamente raggiunto: è quello che già stiamo facendo con successo. Se poi, le iniziative legislative del Ministro Bianchi, contribuiranno a semplificare, velocizzare e far risparmiare denaro agli utenti, noi non possiamo far altro che esserne ulteriormente felici, perché anche il nostro operato li avrà convinti della validità delle nostre tesi. Il motivo, che noi sosteniamo già da tempo su questa rivista, è che le leggi che regolano i controlli e le prove per gli aggiornamenti di tali modifiche esistono già da anni (1974), ma purtroppo in Italia, chi dalla legge (art.78) ne è deputato, si è sinora eclissato dai suoi compiti istituzionali, gettando tutto il settore in un clima di generale ed apparente illegalità. Ora, crediamo anche grazie al nostro contributo, è giunta la resa dei conti e non è più possibile procrastinare le proprie responsabilità: o gli UMP iniziano da domani ad aggiornare secondo quanto stabilito dall’art. 78 le carte di circolazione, oppure ed è quanto emerge dalla proposta in fase di approvazione, di questo se ne dovranno occupare altri in grado di soddisfare le richieste degli Utenti. Ecco perché siamo convinti di essere oggi sulla strada giusta, e vicini alla meta. Nel merito del secondo quesito, noi non siamo dei parlamentari e quindi non abbiamo direttamente questa possibilità, ma ci siamo attivati e mossi secondo quanto era nelle nostre competenze e possibilità per mettere le istituzioni ad un bivio, sino a costringerle a decisioni urgenti e definitive.
La nostra opinione è che non si inserisce all’ultimo momento una norma in un provvedimento che ha avuto diritto di precedenza per i temi urgenti da risolvere, senza un valido motivo. Come siamo giunti a questo risultato, con quale strategia?
Innanzitutto, come avevamo illustrato nel nostro primo convegno con Ascar nel gennaio 2006, attraverso la realizzazione di una associazione di categoria, nella quale è poi stata fondata la FITS, che dal settembre 2006 ad oggi annovera 10.412 iscritti raccolti nelle sole manifestazioni di Padova e Rimini 2007, e con l’aiuto del coupon pubblicato da Mega Tuning con lo slogan “Legalizziamo il tuning con un Euro”. Questa iniziativa che su molti blog è stata commentata come una mercenaria maniera di far soldi, perché si può iscrivere chiunque quale semplice simpatizzante, in realtà nessuno ha speso nulla, ma a noi ha dato una forte rappresentatività del movimento.
Successivamente, abbiamo seguito in via gerarchica tutti i passaggi che la legge impone di seguire per far valere le nostre convinzioni tecnico normative.
Vorremmo ricordare che l’associazione si avvale di tecnici che operano nel settore della progettazione ed omologazione dei veicoli dal 1979. Nel corso di quasi trenta anni di professione sono stati “omologati” con il loro operato, oltre 15.000 veicoli approvati in unico esemplare, oltre a qualche centinaio di omologazioni di veicoli completi. Come detto abbiamo presentato a Padova 2006 il nostro programma e i nostri obiettivi. A Expo 2007 ci siamo confrontati con il Direttore Generale del SIIT del Triveneto, il quale ha attivato i suoi collaboratori e il Ministero sulle nostre proposte, richieste ed intenzioni. Poi abbiamo provveduto ad allestire alcuni veicoli con kit estetici, per i quali ringraziamo pubblicamente il contributo fattivo della ditta Cadamuro Design, oltre ad altri mezzi con variazioni di cerchi e pneumatici per i quali le Case costruttrici dei veicoli non hanno rilasciato il nulla osta, nonostante avessimo preventivamente presentato documentazione probante che le misure richieste erano tecnicamente ammissibili da omologazioni internazionali e pertanto il nulla osta non veniva rilasciato non per motivi tecnici, ma solo a fini commerciali. A questo punto abbiamo presentato domanda di aggiornamento agli UMP competenti per territorio con allegate le relazioni tecniche a firma di tecnico accreditato (come richiama l’articolo del Ddl) e come già previsto dall’art. 236 c. 2 del Regolamento di Attuazione. Da questi UMP abbiamo ricevuto risposta evasiva, ma in sostanza negativa. La normativa ci consente di ricorrere al Ministero ed è quello che abbiamo fatto, premettendo al dirigente generale che in caso di ulteriore diniego, avremmo presentato causa di infrazione a nome delle associazioni da noi rappresentate e danneggiate alla Corte suprema di Bruxelles. Giova ricordare che esiste un precedente: già nel 2002 la Corte Europea ha dato ragione ad un’azienda italiana importatrice di pellicole oscuranti che aveva seguito la stessa procedura ora richiamata. A nostro avviso, la conseguenza anche delle nostre azioni , è che oggi , il significativo passaggio che apre le porte alla privatizzazione dei collaudi in unico esemplare, è contenuto nel pacchetto sicurezza che porta il nome del Ministro dei Trasporti Bianchi e non quello del Ministro Bersani che aveva redatto la prima norma in questa stessa direzione. Ad una accurata lettura dell’articolo di Maurizio Caprino, attento ed esperto giornalista di questi argomenti, apparsa sul Sole 24 Ore del 20 settembre scorso, non è escluso che i provvedimenti adottati dal Ministro dello Sviluppo Economico, ma poi bocciati alla Camera, siano ripresi e ancora riproposti.
Infine dalle informazioni che abbiamo ricevuto recentemente da fonti ministeriali presenti a Riccione ad una manifestazione organizzata dalle polizie locali, il Ministro Bianchi si è detto convinto di concludere l’iter del Ddl con l’approvazione definitiva alla Camera entro la fine dell’anno. Dopo tale approvazione, sappiamo che il decreto applicativo è già in fase di stesura e speriamo possa essere pronto e presentato per il convegno da noi organizzato a Expo Padova a fine gennaio 2008.
Giuliano Latuga Presidente FITS e Associazione Vai Sicuro
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